Che ore sono?
Dannazione, avevo perso il conto e il mio orologio si era fermato da un pezzo. La mia coinquilina d’assalto, approfittando di una sosta mattutina ai bordi della spada asfaltata, stava bazzicando senza meta all’orizzonte, scalciando sassi, polvere ed erba mobile, credo declamando qualcosa.
"Yawp! Yawp!"
Gridai, agitando un pugno al cielo in modo rassicurante. Ci fu uno scambio a distanza di sguardi interrogativi. Credo abbia pensato fossi completamente diventato scemo, come se il mio cappello alla pescatora non fosse riuscito ad evitare del tutto la cottura à la cocque del mio cerebro.
"Ah, lascia stare", aggiunsi, tornando a farmi la barba grazie a uno specchietto del Piccolo Squalo Rosso.
Rigirai ancora un po’ la testa di qua e di là, scrutando meticolosamente la mia faccia; gesù, pensai, e se avesse ragione? In effetti il mio naso oggi sembrava più grosso del solito, la gobbetta si era espansa pericolosamente oltre i limiti permessi dal tacito contratto stipulato da me medesimo con l’entità di competenza durante i mesi di prigionia uterina.
Quindi? Mi avevano colpito? Ero svenuto sul volante durante la notte? Diavolo, che era successo?
Avevamo passato troppo e in una sola volta il limite sottile tra il legale e l’illegale, senza accorgercene, magari sotto l’effetto di qualche potentissimo acido? No, impossibile, escludilo.
Siamo professionisti, cristo, non saremmo mai caduti in un simile tranello da pivelli, avremmo attirato solo altre faine sulla nostra traccia. E per cosa, eh?
Chiesi delucidazioni al leone marino mollemente adagiato sulla sabbia rovente, poco più in là.
Non seppe darmi spiegazioni, nemmeno lui.