Il bar era umido, tristemente ordinato, rassettato, immacolato e praticamente disabitato. Inutile.
Dopo aver ordinato due schifezze con mescal a parte, al bancone, io e la mia taciturna esperta di lingue trangugiammo qualcosa da mangiare, per dare una smorzata alla fame chimica che ci stava attanagliando da almeno un paio di miglia a questa parte. Dovevo metter su qualcosa per il lavoro, dovevo trovare qualche idea, qualcosa da illustrare.
Per ammortizzare il biascicare delle mascelle lessi un giornale vecchio di qualche giorno: articoli su articoli si srotolavano per alcune righe sotto ai miei occhi, mentre nella penombra del locale, troppo pigro per togliermi gli shaders dal naso, aguzzavo la vista per distinguere le o dalle a e le i dalle l. Ad un tratto, in un trafiletto, qualcuno citava le parole di un certo Frank Zappa, mica uno come tanti.
E, in fondo, dopo aver dato una gomitata alla compare per attirarne l’attenzione, convenimmo che era una viziosa, pungente, sacrosanta verità:
"La droga non è cattiva. La droga è un composto chimico. Il problema è quando quelli che prendono droga la considerano una licenza per comportarsi come teste di cazzo."
F. Zappa