Il risveglio non fu dei migliori. Chandler, impostato come radiosveglia, emise roboante l’intero tema musicale del primo livello di DooM 2, alle otto e trenta del mattino.

"Che cazzo succede?" urlai, svegliandomi di soprassalto. La camera del motel era straordinariamente intatta, così come i vestiti che avevo indosso: ero entrato, avevo gettato lo scatolone in un angolo e mi ero accasciato supino sul materasso ad acqua. Il blub blub aiutò a prender sonno in tempi record, evidentemente.

Le otto e quaranta, di già, dovevamo filarcela. Eravamo fin troppo rintracciabili, io e la linguista fuggiasca, se fossimo rimasti fermi in un luogo per troppo a lungo; per svegliarla scelsi il metodo tradizionale: tolsi una scarpa e colpì con forza il muro, bussando violentemente e accompagnando lo smartellamento con un deciso "Alzati, è ora di levare le tende da questa topaia!".

Di tutta risposta arrivò, secco, un mascolino, rude, sonoro "Vaffanculo razza di imbecille, devi proprio rompere i coglioni alle otto del mattino?!"

Avevo sbagliato muro.
Il camionista della 102 non la prese bene, mi sembrò di capire.
Ripetei l’esperimento sul lato corretto della stanza, questa volta. Il mugolio sommesso e vagamente scazzato che provenne in risposta mi confermò che la stanza era quella giusta.
"Forza, datti una sciacquata, stai lontana dalla bottiglia, lavati i denti e ripartiamo".

Dalla presa d’aria comunicante lei mi passò un foglio di giornale, evidentemente era sveglia da un bel po’.
Aggiunse "Leggi, ci interesserà".
E io lessi, un articolo - pungiglione, arrogante, provocatorio. Mi piaceva, a suo modo.

"No, non ci casco più in queste discussioni, no no, nossignore! Non stavolta, non mi freghi!" Appallottolai il foglio e me lo misi in tasca, accendendo una sigaretta smangiucchiata; quindi uscimmo in perfetta sincronia e volammo verso il Piccolo Squalo Rosso.
Appena entrati lei mi guardò con l’aria tipica di chi si aspetta una qualche reazione involontariamente umoristica, esattamente la stessa espressione fintamente pacata che da bambino ero solito assumere aspettando lo svuotarsi completo della vasca da bagno e il risultante, cacofonico rutto dello scarico.

"E va bene, e va bene. Gli do quasi ragione, ok? Quasi."
"Sentiamo… Come mai ‘quasi’ ?"
"Perché ancora non ci conosce. E’ una mente illuminata, ma al suo appello manchiamo ancora noi, si ricrederà, vedrai!"
Lanciai un cartoccio di lattina di birra in un cestino, mentre rimettevo in moto la GonzoMobile.

Aggredimmo la polvere del parcheggio e tornammo a graffiare l’asfalto. Il Sogno della Blogosfera… C’eravamo dentro, fino al collo, anche mentre qualcuno gridava alla morte cerebrale del fenomeno blog.
Ma il nostro viaggio era diverso, e l’avremmo dimostrato.