Qualcosa, dietro di me, sul sedile posteriore occupato dalla scatola di cartone che costituiva il mio "armadio", stava vibrando. A dirla tutta, non si stava limitando a disturbare così la quiete mattutina dell’abitacolo. No. Emetteva anche suoni.
Hello? hem, cough-cough… are you there?
Dolce e sinuosa voce di segretaria in tailleur. Potevo quasi vederla. Arroccata sullo spigolo della scrivania di cristallo, una Valentina di Crepax in embrione. Tacco a spillo e stanghetta spessa d’occhiale rigorosamente scamosciati. Fucsia. Sembrava emersa da un billboard di Time Square. Già unta a dovere. Ferina e ammiccante anche solo nel recitare un monotono….
Hello? hem, cough-cough… are you there?
“Pensi di rispondere prima che lo lanciafiammi fuori dal finestrino a 180 all’ora?”
Il mio collega, chiaramente, non riusciva a percepire nemmeno la goccia di Chanel che la segretaria, giusto dietro di noi, aveva ben pensato di indossare come suggello ultimo al push-up immorale che sfoggiava.
Hello? hem, cough-cough… are… - CLICK -
“Pronto?… Sì, sono io… capisco… direi un miracolo più che un aiuto… no, mi spiace sono in congedo a tempo indeterminato… certamente, le farò sapere.” -CLICK-
“Chi cazzo era?” domandò Etere rallentando appena la folle corsa dello Squalo.
“Una madre in cerca di redenzione per il proprio capretto…” mai come allora l’etimologia prima di “kid” mi parve appropriata.
“Come fai a chiamare “figlio” un figlio che se ne fotte della sostanziale sfilza di minimi doveri che gli spettano? Voglio dire, ce ne vuole al giorno d’oggi a farsi dare un perfetto e glorioso 3 di inglese… Capra mi sembra molto azzeccato, per lui.”
“La scuola è allo sfascio, sorella”, lo Squalo venne spinto ancora, sembrava planare sull’asfalto più che percorrerlo. Non c’era più deserto. Non c’era nemmeno il cielo blu aerografato di bianche polpette morbide. Era un unico, sfumato, continuum di giallo-sabbia, verde-cactus, azzurro-sfondo.
“Comunque sia, non possiamo fermarci. Non per uno scoppiato di capretto. Nemmeno perché una madre setaccia per lui le strade della salvezza finale. Se la cerchi da solo. Se ha voglia.”
“Sacrosanto. E ora passami dei pezzi di cedro”
Lo accontentai di buon grado. Lanciai il telefonino alle mie spalle sperando di avvertire, invece che il classico tonfo gravitazionale, un ben più augurabile “Ahi!” tutto intriso di femminea, odiosa, isteria.
Niente da fare, la segretaria era tornata nel suo iperuranio di unghie laccate e boccoli d’ossigeno.
“Qualcuno mi chiamerà ancora, per dio! E quando capirai di cosa parlo, fidati, chiederai al padre eterno in persona di farti uno/a squillo.”
In tutta risposta, il mio compare, accelerò ulteriormente. Mi chiesi se stesse tentando un improbabile decollo. Forse me lo domandai ad alta voce, perché mi rispose, indicando la cintura del mio sedile: “Allacciati il serpente di stoffa, voglio far tuffare lo Squalo!”