La fuga si era fatta sempre più adrenalinica nelle ultime ore: i denti aguzzi della legge iniziavano a brillare alle nostre spalle, sempre più vicini, costringendoci a ridurre drasticamente le nostre esternazioni quotidiane e a violentare con maggior ansia il pedale dell’acceleratore.
Mantenere un basso profilo, andarci piano con le droghe, non farsi notare.
Balle.
Ce ne fregammo altamente e continuammo a devastarci sia mentalmente che fisicamente, obbligando i nostri corpi a tour de force per rimanere svegli sul lavoro, in vista dei nostri, personalissimi, grandi obiettivi.
Pasticche ed erbe mistiche scuotevano le terminazioni nervose, rendendole insensibili, distorcendone i messaggi, dandoci respiro e illudendo la stanchezza spossante che stava banchettando con la nostra forza di volontà.
Secondo dopo secondo la situazione sarebbe peggiorata? Ci saremmo sfasciati definitivamente o avremmo superato un meraviglioso e lisergico rodaggio dei rispettivi fisici, trasformandoci in perfette e inarrestabili Gonzo Macchine?
Per il momento, comunque, ce ne stavamo al riparo in un drive-in abbandonato, schiacciati dall’opprimente sagoma grigiastra dello schermo vuoto e sporco; la sua ombra lunga avrebbe impedito alla palla infuocata di bruciarci vivi in questo clima torrido, mentre ce ne stavamo sparsi sopra e dentro il Piccolo Squalo Rosso, pensando al vuoto più totale, contemplando un nirvana di malefiche sensazioni che stavamo catalizzando verso il mondo esterno: bastardo, stupido, una mucca color midori rincoglionita e addormentata sui binari della distruzione.
E il treno, con i suoi macchinisti ciechi, stava arrivando spedito come un siluro.
"Don’t bogart that joint, my friend, pass it over to me…"
Starnazzava l’autoradio, seguendo The Fraternity Man.
"Sacrosanto" Disse strascicata la strafatta linguista;
"Muoviti e passala, sto tornando coi piedi per terra ed è l’ultima cosa di cui ho bisogno, adesso."