The Following takes place between 2AM and 3AM
La rastrelliera del frigobar era carica di bottigliette di birra ancora piene, inermi ma minacciose come decine di fusi d’artiglieria pronti all’uso.
Non lo so, era come se vedessi uno spettacolo simile per la prima volta, mi faceva strano. Richiusi il frigo, con un colpo di tacco mi assicurai di aver ermeticamente destinato il gelo a restare tra quelle piccole pareti bianche, a coccolare i cilindri di vetro verde ricchi di squisite derivazioni del luppolo.
Fanculo, perifrasi esagerata, sto parlando solo di birra, una cazzo di birra.
Stavamo perdendo la bussola? Sì.
La suite era stata rimessa in ordine da poco e da poco la compare era rientrata nei suoi alloggi, per spararsi un’endovena di sonno arretrato; potevamo permettercela entrambi. Una cosa, purtroppo, ci angosciava: nessuno ci inseguiva; i cani, i segugi, le luci strobo rosse e blu… Niente, avevano mollato, eravamo dei perfetti signor nessuno, tanto carichi di acidi in corpo quanto di paranoie nella mente.
Una pacchia?
No.
E il Sogno della Blogosfera? Credo non ce ne potesse fregare di meno: se una cosa questo viaggio ci stava portando a conoscere eravamo noi stessi, reciprocamente. Ci eravamo scardinati i cervelli prima con droghe e poi con parole, con domande, con dubbi e ricordi. Ci eravamo avvicinati in un modo incredibilmente sereno, professionale ma al tempo stesso amichevole, fiduciosi l’uno dell’altra.
Nel mio scatolone, nell’angolo della stanza, mancavano molte cose dall’inizio del viaggio: fialette usate di popper e sbrinzatori ormai consumati dall’attrito campeggiavano in un cimitero di fogli usati, appunti mai riletti, vite sprecate. Mancavano anche molte lettere che, per qualche minuto, diverso tempo fa, erano finite per piroettare in tante, minuscole, lucentissime saette e scintille nell’aere campagnolo. Era ora succedesse, per fortuna.
E così cos’eravamo rimasti? Una coppia di delusional fugitives ignorati tanto dall’altissimo quanto dalle belve che incrociavano i nostri cammini e scandivano le nostre bassezze? Forse, molto probabilmente, era così.
Quante cose erano cambiate in questi tempi; lo Squalo, invece, era sempre lo stesso: un carrozzone spimpato d’utilitaria capace di portarsi dietro senza posa due anime smarrite nell’immensa rete.
E nonostante tutto Il BlogGonzo persiste, il BlogGonzo vive, compañeros.