Mescalina lo scrisse a chiare lettere sulla sua moleskine. Ma non le sembrava abbastanza. Prese il rossetto dalla borsa che aveva scaraventato sul sedile
del guidatore e cominciò a impestare ogni superficie liscia a sua disposizione. Vergò ancora
FOTTIPORCI!
di un bel rosso dior che faceva perfetto match con il serico manto dello Squalo e con la mezza dozzina di capsule che aveva ingollato.
OFFTHEPIGS
Era sullo specchietto retrovisore, sui due laterali, sui finestrini… ma, ancora, non era sufficiente. afferrò le chiavi “ti ho lasciato le chiavi, cosa vuoi di più…” “nulla, razza di insana creatura, mi farò bastare le chiavi.” Mescalina brontolava ad alta voce. Sembrava una caffettiera sul punto di schizzare macchie roventi su ogni superficie di un immacolato angolo cottura. Spostò la barricata di libri che la circondava. Sparse tomi ovunque. Stampe di bizzarri alfabeti ricoprivano interamente il cruscotto. Scese dallo Squalo. Qualche passo in avanti. Una sommaria visione d’insieme. Effettivamente mancavano due ruote.
“tu le hai viste?”
Il cactus non rispose.
“che fai, mi ignori?”
Il cactus non si mosse.
Le chiavi scintillavano. Mescalina pregustò lo stridio fastidioso. L’urlo metallico dello Squalo ferito.
“non prendertela con me. quel maledetto artista ti rattopperà in qualche modo. è colpa sua, dannazione. non deve permettersi di lasciare me senza di te, e te senza ruote. ti pare?”
Il tergicristallo si accasciò da un lato, chiaro segno di rassegnazione da parte dello Squalo, e Mescalina, in un attimo, scarabocchiò - incise - un asimmetrico quanto improvvisato, colossale, doloroso “OFF THE PIGS” sul muso della bestia. Si fermò, inchiodò nella poltiglia informe che costituiva lo sterrato su cui il geniale collega li aveva lasciati ad arrostire. Una nuvoletta polverosa intorpidì il candore delle scarpe da tennis bianche.
Arretrò di qualche passo. Spalancò la portiera, rovistò nello scatolone di Etere, scomparve quasi interamente nelle sue cianfrusaglie, rimaneva allo scoperto dai fianchi in giù, completamente incastrata tra i due sedili davanti, protesa nello spasmodico tentativo di trovare…
“eccolo”
…il maglione preferito del compare. Deliziose righe orizzontali nere e bianche. Molto burtoniano come stile. Mescalina lo stese sul sedile del guidatore, lo farcì di tomi scelti in modo assolutamente casuale, annodò le maniche tra loro e, scivolata di nuovo sullo sterrato, prese a camminare verso il nulla. All’orizzonte si stagliava così una figura minuta. I suoi contorni baluginavano sotto al sole cocente e sembravano mischiarsi a tratti con i lineamenti secchi del panorama. Si trascinava dietro un fagotto bicromatico stando ben attenta che questo incontrasse sul suo percorso ogni tipo di fastidioso ostacolo: sassi, rovi, massi, piccoli cactus…
“il fardello della conoscenza. non sia mai detto che non lo divido fraternamente con chi va a sciare e mi lascia ad arrostire senza ruote.”