"Facciamo una sosta!" Etere bofonchiò misurandosi in un notevole esercizio di articolazione fonatoria labbra-denti-sigaretta.
"Non possiamo fermarci qui. Ci sono i pipistrelli…" Mescalina sembrava realmente preoccupata da questa (im)probabile eventualità e scrutava il cielo in attesa che il presagio alato le planasse sul naso.
"Stronzate! quelli li abbiamo seminati un paio di miglia fa, appena la morsa degli acidi ci ha mollato in balia di noi stessi."
"Ah già, dimenticavo…"

Etere curvò bruscamente infilandosi nella prima piazzola di sosta che il muso griffato dello Squalo riuscì a trovare. Indugiò appena, sballonzolando pericolosamente i due inquilini dell’abitacolo, ma non mollò l’asfalto nemmeno per un attimo. Stridio di gomme, artista e linguista ridotti per un paio di secondi a uno stato di poco superiore alla gelatina, mentre il bolide wannabe terminava la corsa disordinatamente, in un tonitruante quanto polveroso ceffone ruota-ghiaia.

"Non stai gareggiando nella Mint-400. Cazzo! Ho il frappé alla fragola fin sul mascara."
"Quando la smetterai di ingurgitare liquidi mentre guido? Quante volte devo dirti che lo Squalo non è, ripeto NON è, il tuo ristorante semovente? E ora come domeremo l’assalto delle formiche urlanti? Ci hai pensato? Dannazione che casino fucsia ovunque. Sicura fossero fragole?"
Mescalina abbassò il parasole, sorrise appena nel leggere un glorioso, rinsecchito "Fottiporci!" scartavetrato sullo specchietto prima di staccarlo ed estrarre, dal vano sottostante, la razione d’emergenza di Tim Leary’s tickets, rigorosamente monodose.
"E questa va per lo scopo ultimo."
"Per cosa…?"
"Per mettere a posto questo casino, no?"

Effettivamente la situazione era degenerata col tempo. In origine era l’entropia, ma era un disordine organizzato, monitorato e perseguibile. Poi fu il macello, un gran caos generale: cedri dappertutto, pile di libri ammassate sopra a casse di saponette semifuse e cianfrusaglie di ogni tipo affastellate ovunque la gravità permettesse loro di vegetare. Era necessario un repulisti, uno serio. Anche perché i cedri cominciavano a dare segni di cedimento… vistoso cedimento. Un imbarazzante tanfo di cose morte aleggiava sopra di loro ma, per quanto Mescalina tentasse di coprire quel puzzo orrendo spruzzando interi campioncini di profumo, ogni sforzo si era dimostrato vano.

I due scesero dallo Squalo. Etere si dimenò con le mani in tasca, quindi terminò trionfalmente la ricerca estraendo la sua ultima fialetta di Popper.
"Perfetto, ultimo round, Leary vs Popper"
"Tranquillo, ti lascio la fiala… Per quanto mi riguarda, ho già staccato il mio biglietto, adesso mi serve solo un suono ascendente… Attacca la radio, magari è il nostro giorno fortunato!"

Svirgolando sui vari interruttori e le manopole dell’autoradio, White Rabbit proruppe indomita dagli altoparlanti dell’impianto e il rito purificatore entrò nel vivo.
Etere abbrancò i tappetini pelosi e li agitò scompostamente verso il cielo, invitando il Gigantesco Battipanni a farsi vivo sulla scena. Nugoli di polvere si aggiunsero all’enorme sabbiera desertica in cui i due Gonzo erano finiti. Mescalina aristocraticamente tossì appena, mentre stoica affondava le mani nel cimitero dei cedri, lanciando agrumi marci alle sue spalle con consumata nonchalance; c’era di che ammirarla.

Furono metodici in questo. Svuotarono completamente lo Squalo. Era di nuovo intonso come il giorno in cui Etere l’aveva domato per la prima volta. Catalogarono sulla sabbia i loro possedimenti. La selezione fu dura e inappellabile, Darwin avrebbe avuto da imparare.

"Secondo me ci sta osservando."
"Chi?"
"Darwin!"
"Chi ha mai parlato di Darwin?"
"Non sei stato tu? Dannazione… La voce è tornata!"
"Merda, non mi ero accorto fossi afona…"
"Idiota. Lascia stare, sniffa meno polvere la prossima volta… Mi sa che ha narcotizzato gli ultimi quattro neuroni che giocavano a poker nel tuo cranio."

Stavo dicendo, il ripieno disorganizzato ed anarchico dello Squalo fu vomitato sulla ghiaia e i due, non senza una certa tristezza feticista, abbandonarono i caduti accanto al cactus più spinoso della radura. Sbrigata questa dolorosa formalità, tornarono a bordo dello Squalo con le rispettive casse di cartone rattoppate e riorganizzate.

"Accendi il tergicristallo."
"Cosa?"
"Spruzza il maledetto mix di acqua e detersivo sul vetro dello Squalo!"
"Perché no…"

Etere non capiva. Pochi avrebbero potuto capire. Ciò nonostante, pensando Mescalina volesse dare l’ultima lucidata al parabrezza, la assecondò facendo partire gli zampilli. La compare estrasse dal taschino della giacca uno spazzolino lilla e, quasi fosse il gesto più naturale possibile, lo avvicinò ai getti dello Squalo. Etere osservava inebetito Mescalina mentre questa, in totale flemmatico disinteresse, si aggirava sputazzando schiuma bianca ed esibendosi in virtuosi gargarismi.

"Stai veramente lavandoti i denti così?"
"Cofsa? -sput- ho qwasi fatto."
"Non posso crederci! Tu sei veramente scoppiata…"
"Ok, pronta, molliamo gli ormeggi."
"Direzione?"
"Il primo alimentari che trovi. Abbiamo un meeting con le alte sfere della società dei Blog. Perchè pensi mi sarei lavata i denti se no? Per sorridere a te, forse? Maddai…"