Qualunque fosse il piano iniziale, non fu seguito.
L’idea era così terribilmente semplice da risultare intuitiva per qualunque essere umano avesse superato i quattro anni di età. Il problema correlato, la variabile non conteggiata nell’equazione, erano le droghe: folletti bastardi per i quali è quasi impossibile sminuire l’astinenza, difficile far crescere resistenza.
Insomma, la situazione era questa: lo Squalo Rosso era stato piazzato con anarchica sicurezza al centro del parcheggio di un alimentari della zona, pochi chilometri lontano dal nostro obiettivo; anarchica era stata anche la spesa, per quanto oculatissima nel prezzo: uscimmo con uno scatolone nuovo di zecca, bianchissimo, elegante, il cui contenuto poteva essere più o meno riassunto in sei etti di marshmallow, tre noci di cocco fuori stagione, tabasco a volontà e una mezza dozzina di birre chiare.
Era tutto quello che ci sarebbe servito per sopravvivere, gli altri si sarebbero adattati al Gonzo Style.

Ad attenderci, in uno sperduto motel stracarico di posti letto, eretto ai bordi di un campagnolo cimitero, c’erano i nostri commensali: Redpill, Kurai e Radiowaves. Non sembrarono entusiasti della spesa fatta per una grigliata a nostro dire eccellente, così il primo giorno non poté che concludersi con un ingrato ritorno al negozio di alimentari visitato poche ore prima.
Il secondo tentativo di mettere in piedi un barbecue, il giorno seguente, ebbe più successo: riuscendo ad evitare che un’enorme lingua di fuoco polverizzasse me e Mescaline in un’unica vampata alcolica, mettemmo a cuocere salsicce e altri tipi di carne che non avrei riconosciuto mai, ed ero lucido. Associare nomi e sezioni bovine non è mai stato il mio forte, e anche in questo caso confermai il mio trend.

La fame chimica, una volta a tavola, si fece sentire presto: mentre si chiacchierava del più e del meno, sconfinando spesso nell’hi-tech, che per noi risiede ad anni luce di distanza dal nostro modus vivendi, l’articolazione di domande che non sembrassero totalmente idiote o perfettamente fuori luogo raggiunse gradi di difficoltà olimpici…
Ma la crisi vera e propria sopraggiunse prima del previsto: eravamo pronti a dialogare sul mondo della blogosfera, eravamo preparati, ma avevamo anche giustamente tenuto conto della nostra tendenza bohemienne all’autodistruzione chimica: avevamo così premeditatamente invitato anche il nostro pusher d’emergenza, notando all’area di sosta quanto pericolosamente fosse sceso il livello minimo di polveri e pasticche nella nostra vettura… Il Gonzo compare, tuttavia, stava ultimando i suoi lavori in posti di potere e persuasione ed era in ritardo. Gran brutta storia.

Mescaline e le sue orbite oculari schizzarono da una parte all’altra della stanza, mentre io invano, da sotto la camicia, tentavo di tirare su gli ultimi rimasugli della mia omonima benedizione. Le unghie stridevano sulla tovaglia, le parole si accumulavano in coda all’ingresso dei padiglioni auricolari, impossibile orientarsi con chiarezza, assurdo pensare di mantenere un livello umano alla conversazione.
Quando i rinforzi arrivarono fummo loro addosso, e senza troppi complimenti lasciammo che ampie folate di tabacco e altri intrugli violassero le barriere polmonari. La confusione iniziava a svanire, e quello che ricordo è una data, sul finire di aprile, nella grande città, nella grande madame del bordello adagiata a gambe aperte sulle millenarie e umide lenzuola verdeacqua.

Mi ricorderei qualcosa di più, se non avessi deciso di succhiare il memorandum per l’Evento, pensando fosse intriso di acidi.
Dovevo esser davvero più sfondato del solito…