"Merda merda merda santissima!"
Lo Squalo volava sulle sue pinne gommate, girando attorno alla città nelle vie periferiche, patronato di immondizia, rifiuti umani e violenza repressa.
Urlavo dentro la mia testa mentre le sirene rombavano in lontananza: i muri avevano orecchie e qualcuno aveva fiutato il nostro arrivo come una cassa di pesce marcio in un pret-à-porter.
"Svolta qui, a sinistra! A sinistra!"
"Sempre a sinistra, non c’è bisogno che me lo ricordi!"
Ci avevano in pugno. Qualche bastardo aveva passato informazioni vitali su di noi agli sbirri, che non avevano perso tempo a sciogliere le catene e mollare le faine sulla nostra scia. Ci volevano a tutti i costi.
Merda, siamo solo due innocenti fattoni, con un sovreccitato spirito d’osservazione. Non abbiamo fatto niente, cazzo!
"Guarda qui, checcristo, hanno anche due nostre foto segnaletiche ora!"
"Almeno tu sei fotogenica, vacca rana, t’è andata bene"
In effetti campeggiavamo spavaldi e ben identificabili, beccati da un paio di fotocamere dell’ultimo alimentari visitato. Etere e Mescaline, signori, per voi.
Un bell’inchino, per favore.
Molto gentili.
Ma prima di occuparci della questione, e poter continuare a respirare all’aria aperta e non dietro alle sbarre di un centro di recupero per calissani incalliti, dovevamo mollare indietro gli inseguitori.
Forse era ora di cambiare strategia, svoltare stoicamente a sinistra ci stava rendendo leggermente prevedibili. Ma, si sa, al cuor non si comanda.
"Backdoor Beauty?" feci io, sbirciando le foto della compare su cui campeggiava la scritta incriminata.
"Cazzo vuoi, è il nome di un cavallo… Sempre a pensar male"
Distrarsi è un’abitudine salutare, aiuta a lasciar svagare la mente. Meno salutare se state zigzagando tra viottoli e sottopassi a bordo di una utilitaria scappottata, sballottata tra le buche viscide di periferia a qualcosa come ottanta o ottantasei all’ora, marci di LSD.
Difatti, come volevasi dimostrare, interrogarsi assieme all’universo su "Backdoor Beauty" portò un solo, inevitabile risultato: lo Squalo urtò alcune casse e diversi bidoni mentre viravamo in una piazzola, si inclinò su un fianco e finì immerso in un container di rifiuti abbandonato nella zona, avvolto in men che non si dica dai flutti puzzolenti e appiccicosi.
Non fu una fine in gloria, per il momento, ma aiutò a sentir le sirene strisciarci alle spalle e allontanarsi all’orizzonte.
Sporchi, schedati, perlomeno liberi.