L’hotel era immerso in un’esotica radura verdeggiante, un’area vergine, stracarica di selvatica, primordiale, Natura. I due gonzi sembravano vagamente turbati dal nuovo ambiente in cui avevano appena parcheggiato i loro corpi. Mescaline indugiava con lo sguardo su ogni fessura, spiraglio, apertura che potesse inavvertitamente esporre la loro asettica stanza al glorioso mondo Naturale circostante. Etere invece, nel pieno delle sue facoltà artistiche, non riusciva a decidere se ritrarre flora o fauna e zigzagava, appiccicando fogli bianchi ai vetri, come un moscone intrappolato nella stanza, tirando rumorose - goffe - craniate contro la trasparenza di ciò che lo divideva dal resto del mondo.
“Non pensare di aprire la finestra, folle fumettaro!” disse Mescalina scattando in avanti per mettersi tra il suo compare e la maniglia.
“Perchè no? Pensavo di chiedere a quel cipresso lì… laggiù… di fare qualche passo avanti verso di me e la mia arte. Così non riesco a vedere bene il colore delle sue foglie. Dannazione.”
“Quali foglie? I cipressi non hanno foglie. Sono pelosi. Pelo verde. Non vorrai mica disegnare un simile scempio…”
La discussione tra i due novelli botanici fu interrotta dall’arrivo dell’agognato servizio in camera, cosa che li salvò - almeno temporaneamente - dallo sperimentare, rosi dal tarlo della fame chimica insoddisfatta, antiche e ormai tabuizzate tradizioni culinarie.
Fu dunque spinto all’interno della stanza un cigolante carrellino su cui erano state ammassate disordinatamente vettovaglie in dosi massicce.
“Il petto d’anatra al pepe verde e vino rosso d’annata è mio, non pensare di fregartelo, sono talmente lucida che ti affetterei prima. Dì ai tuoi denti di sbavare lontani dal mio tonto volatile.”
“Razza di spocchiosa aristocratica. Io quella merda non la toccherei nemmeno con un manico di scopa. Ti resuscita nello stomaco, bella, e poi passi la notte a domare il suo battere d’ali in te. Quando succederà non voglio essere lucido, cazzo, e nemmeno tu dovresti rischiare…”
“Ne deduco che i dieci cheeseburger con doppio strato, la mezza minerale di importazione francese e la scatola di muesli siano tue. Che razza di alimentazione…”
“Mi tratto bene, prelibatezze e devastazioni in dosi eguali. Bada alla tua anatra, piuttosto.”
Senza distogliere lo sguardo dall’angolo più oscuro della stanza - in cui verosimilmente si annidava un’intera, orrenda, famiglia di temibili ragni - Mescaline spinse con un fianco il carrello del pranzo verso il salottino della loro stanza. Arretrò poi fino a tastare la forma di una sedia, urtandola. Le belve si apprestarono a consumare ferocemente il loro lauto pranzo.