La tensione stava scemando, giustamente.

Pensai di comprare all’edicola della reggia un paio di rotocalchi di infima qualità, qualcosa il cui livello intellettivo richiesto per la lettura fosse inferiore a quattro su una scala da zero a ottocentoventinovemila virgola cinque. Giusto per occupare eventuale tempo libero bloccato nel traffico.
La situazione era alquanto complessa, mi dovetti districare tra una parata in alta uniforme di periodici e quotidiani finanziari esteri, in idiomi incomprensibili e con titoli stampati come effigi nobiliari. Eccheccristo, volevo solo una sana overdose di letteratura da parrucchiera, niente di più.

Poco dopo, comunque, attraversai spedito il salone dell’hotel, accusando le ultime scie di una dose confidenziale di polvere bianca: il soffitto assumeva sfumature mai ricordate prima, i lampadari ondeggiavano con un ritmo lento, una specie di valzer.

"Ma per la miseria… Stia attento, no?!"

Maledizione.

Ero finito addosso alla ventiquattrore di un businessman rampante, un galletto sulla quarantina che probabilmente di notte, in locali lussuosi e spregiudicati per la loro stretta selezione all’ingresso, ingollava quantità industriali di porcate chimiche di bassa lega pur di pareggiare i conti con il grigiume della sua vita di false felicità. Fanculo, il tuo fegato ti presenterà il conto da un minuto all’altro, maledetto manico da scopa.

Feci un gesto scomposto che fu probabilmente interpretato come segno di scuse, quindi mi infilai attraverso un carrello porta abiti colmo di pellicce, montoni, paltò e quant’altro; riuscii, così, ad attraversare il portone girevole.

Aria, ero fuori. Qualunque cosa la mia compare di viaggio stesse facendo nella suite, in quel tempo, era al di là della mia juris-my-dick-tion e non volevo intrufolarmici. Patti chiari, amicizia molto lunga.

Non stavo tuttavia tentando di fuggire: una soffiata mi aveva segnalato che per l’evento blogger cittadino qualcuno si stava mettendo in moto per fornire ricchi assaggi e degustazioni a una discreta fetta di ospiti… La cosa si faceva interessante: forse quelli del circuito erano riusciti a raggiungere un paio di dealer coi fiocchi e far sbarcare una rispettosissima quantità di sostanze psicotrope all’interno della manifestazione.

L’immagine mi colpì come un limone fresco in pieno viso: centinaia di campers che danzano ognuno sulla propria melodia mentre gli acidi corrodono ogni filo residuo che li àncora stoicamente alla piatta realtà quotidiana, mentre balene e spugne di mare affollano l’aria multicolore nelle stanze del barcamp.

Va da sé, quindi, che se fossi riuscito a mettere le mani, o le fauci, su cotali prelibatezze lisergiche, mi sarei lasciato andare ad un’accurata recensione corale, assieme alla controparte femminile delle mie avventure, circa la qualità della roba. Battere gli altri sul tempo, sarebbe stato possibile?

Il solito amico pusher pare avesse gli agganci giusti per concludere la trattativa. E io ero pronto a valutare seriamente gli effetti stupefacenti di un’overdose di trofie al pesto.

(Che il sottoscritto, peraltro, preferisce di gran gran lunga alle altrettanto ligustiche trenette…)