La radio dello Squalo ha passato, nelle calure della domenica scorsa, il podcast di Kurai. Nessuno di noi può con freddezza argomentare su quei fatti. Nonostante siano passati ormai 6 lunghi anni. Dunque anche da queste parti si scava in testimonianze del tempo. Pubblicate tra le pagine de La Repubblica, il remoto 27 Luglio 2001, nella sezione Genova - Cronaca. Una pagina ormai ingiallita. Una lettera che all’epoca sembrava troppo carica, troppo assolutista. Peccato che chi l’ha scritta non possa vedere come le cose sono cambiate. Come le cose sono evolute. Peccato, o per fortuna. Perchè a distanza di sei anni la giustizia latita e gioca a rimpiattino tra i carruggi di quella stessa Genova. Ancora.
"La mia piccola testimonianza è relativa ai giorni di giovedì 19, venerdì 20, sabato 21 e domenica 22 luglio.
Giovedì mattina ho partecipato ad un corteo di dissidenti iraniani contro il regime di terrore dell’Iran. Il corteo è stato molto suggestivo. Ho visto partecipare persone anziane, giovani e bambini. Nel pomeriggio ho partecipato ad un corteo di "migrantes", attraversato ripetutamente dallo slogan "siamo tutti clandestini". Corteo assolutamente pacifico e gioioso, con più di 50.000 persone. Venerdì le cose sono cambiate. Compaiono in città i Black Bloc (2000? 1000? 500? Penso che non si saprà mai e temo che qualsiasi cifra ufficiale dovrà esser divisa per 10, ma questa è un’illazione). Ho raccolto varie testimonianze di genovesi. I Black Bloc sono comparsi lontano dalla zona rossa e hanno sfasciato indisturbati. Cosa faceva la polizia? Era occupata a "caricare" a lacrimogeni dalle spalle un corteo pacifico, coordinato dal Genoa Social Forum che si stava allontanando dalla zona rossa. Manganellava a sangue ragazzi che non facevano assolutamente nulla, lasciandoli poi sul posto (visto con i miei occhi). Quanto ho visto e sentito (ovviamente un modesto sottoinsieme dei fatti accaduti) mi porta ad ipotizzare che i poliziotti (molti ragazzi psicologicamente indifesi) siano stati organizzati unicamente per difendere la zona rossa e che perciò i manifestanti pacifisti siano stati più volte "caricati" perché si avvicinavano alla zona rossa. Nel contempo, i Black Bloc devastavano indisturbati, perché agivano lontano dalla zona rossa (tattica, per altro, facile da prevedere). A me è sembrato, nella mia parzialissima visione delle cose, che il GSF abbia cercato di mantenere un’esplicita estraneità alla violenza. Forse altri hanno invece deliberatamente permesso che tutto si mescolasse. Ma questa, di nuovo, è un’illazione.
Sabato, ho partecipato ad una manifestazione pacifica e pacifista, fatta di persone di ogni età e di ogni etnia. La manifestazione si è conclusa in piazza Ferraris, in fondo a C.so Sardegna, dove hanno parlato, tra gli altri, il sindaco di Alegre, Bovè, Hebe de Bonafini e Agnoletto, esprimendo concetti che mi sono sembrati semplici e convincenti e che suggeriscono un modo nuovo di intendere la globalizzazione, non centrata sull’economia ma sulla democrazia ed i diritti dei popoli. Gli organizzatori hanno stimato circa 300.000 partecipanti. All’estrema coda del corteo, intanto, i soliti violenti infiltrati si scontravano con la polizia tra lacrimogeni e auto incendiate. Evidentemente le 24 ore di venerdì e la mattinata di sabato non sono bastate per identificare i violenti e fermarli. Per altro, a ben guardare, la polizia aveva il compito di difendere gli otto "grandi" del G8. Forse non aveva in programma di controllare i violenti, visto che questi, di fatto, non hanno agito contro il G8 (del quale, immagino, non gli importa niente), ma contro il movimento pacifista e la città.
Domenica, ho partecipato casualmente ad una conferenza stampa del GSF. Ho così appreso che la notte prima la sede temporanea è stata devastata dalla polizia e la gente manganellata.
Qui non si tratta più di difesa del G8, ma di qualcosa di peggio, Genova è stata violentata quattro volte: quando è stata trasformata in un surreale campo di concentramento; quando nessuno è stato in grado di impedire la devastazione della città; quando un suo ragazzo è stato assassinato e quando sono stati calpestati i diritti di persone che la città stava ospitando. Chiunque abbia la responsabilità di questi quattro fatti oggettivi ha il dovere di dimettersi.
M.G.
Genova, 27 Luglio 2001"