… And there is no place I’m going to
Dove siamo ora?
Non lo so. Siamo stati sballottati per bene, in questo periodo. Su e giù per arterie indistinte, lungo marciapiedi di cartavetro, tra tombini sconnessi. Quando questo viaggio è iniziato, eravamo carichi di un entusiasmo mite ma presente, volevamo scardinare una realtà così nuova, così strana.
Eravamo stati attratti dalle luci di una Las Vegas 2.0 mostruosamente brillante, pacchiana come i draghi cinesi di cartapesta, troppo spesso tanto appariscente quanto vuota. E cosa è emerso, ad oggi, a poco meno di dieci mesi da quel "Cazzo, parti." e quella sgommata? Dov’è il sogno della blogosfera?
Popolarità, maniglie, agganci. Pallidissima meritocrazia, zero voglia di aggirare un sistema spesso mafioseggiante, sfruttando davvero le potenzialità del sacralizzato blog.
Attorno a un manipolo di volenterosi, forse nocchieri dai polsi ancora troppo fragili per tenere dritta la prua di una nave, figuriamoci di un’isola intera, sciamano le stesse marchette, gli intrallazzi, i tramezzini e le paranoie effimere del mondo tangibile. Non c’è una rivoluzione che sta covando, nella blogosfera quel che di dimenticabile persiste nelle vite quotidiane dei suoi abitanti (anzi, di diversi suoi illustri abitanti) viene spesso riversato sulle pagine dei blog e sul modo di vivere in rete e per la rete. Invidie, classifiche, giochi da bambini. Un peccato, insomma.
Lo Squalo era fracassato, avevamo discusso a lungo nell’abitacolo e nessuno di noi due, né Mes né io, sapevamo che rumore effettivamente facesse un airbag che si apre di scatto, artigliando morbidamente i nostri nasi a distanza di millisecondi dal suono sordo di lamiere che rientrano. Quindi, decidemmo di scoprirlo. Il Piccolo Squalo Rosso venne lanciato al galoppo fuori dal tracciato prestabilito, a luci spente. Nella notte, l’oscurità avrebbe fatto il resto e il Destino avrebbe piazzato l’ostacolo giusto, delle dovute dimensioni, al momento più adatto per completare la nostra galoppata. Se fosse stata la nostra ora, sarebbe stata questa.
Ma non è stato così. Con gli airbag davanti a noi flosci come preservativi usati e il rosso del cofano aggrinzito sul parabrezza, con tutta la calma del mondo io e Mescaline riprendemmo a discorrere su che fosse la blogosfera, e che idea ce ne fossimo fatti. Al momento soluzione non c’è, ci sono solo brutti malditesta e smorfie di amarezza, solo idee e impressioni. Libri vengono scritti, risibili guru di un bellissimo vuoto ascendono, altri calano, esperti di tutto e di più fioccano quando meno te lo aspetti, in incredibile tempismo per risultare perfettamente inutili oggi e dimenticabili domani, come i santificati gadget tecnologici compulsivamente agognati.
Viene fuori (in ritardo, rispetto al sottoscritto) che non ci si dovrebbe chiamare blogger, salta all’occhio che in fondo il blog-campanilismo fa male, si sottolinea che 2.0 è già desueto. E con la mente, con i modem, si vola sempre oltreoceano, a pescare là, a tentare di sviscerare il segreto per far funzionare le cose. Cercando la via delle rockstar dei bit, del ping, del "non emozionante ma dannatamente utile".
Il fioccare di ominidi devoti all’ultimo ritrovato del www, all’aperitivo techno-chic, dal portafogli facile e con uno stadio infantile semipermanente del cerebro, che insegnano, abbrancando cattedre prestigiose e così moderne, rende incredibilmente farsesco questo universo provincialotto. E’ un peccato, che vi dobbiamo dire?
Ama l’aggregatore tuo come te stesso, vivi di superlativi, corri più veloce della prossima smentita, prega per un link. Sali, sali, sali e ancora sali, sconfiggi il mostro catepol, rinnega blogbabel e la sua classifica, quindi sputtana il luca conti di turno e sfancula il grillone nazionale.
Che sia il tuo mantra: inquadra un nemico, annientalo, quindi superalo. Finché qualcuno non prenderà di mira te, finché non scriverai un libro, finché non ti intervisteranno e dirai che con i blog ci si può guadagnare fino "a un milione di dollari".
Yuppies zombie in un 2007 che va scadendo, che si chiude con uno dei periodi più vuoti di idee che la rete blog italiana abbia visto ai suoi piani alti: quelli che dovrebbero essere imitati per il buon bloggare, per capire come un mezzo funziona davvero, per ispirare discussioni e riflessioni. Invece ci si fregia di chic, di snob, si ride di caste mentre la bocca è piena di paroloni anglofoni per i più semplici concetti. E l’isteria cresce: twitter è una classe dalla presa in giro facile e l’offesa al fulmicotone. La persona depressa è l’oracolo misinterpretato delle folle, ogni video un tormentone, phonkmeister il luogo dove è importante esser stati visti, tipo il Billionaire. Ha senso, tutto ciò?
Si sottovalutano i non entusiasti, si fan pastette, si ride ma non si scherza, ci si maschera da buoni papà in un mondo di orfani precari. E la professionalità annega, i blog aziendali risultano sempre di più un controsenso in termini, ma 2.0.
Vince il moderato, vince il perennemente contento che bacchetta ma non trafigge, vince chi non si sporca mai la bocca, in questo sistema ai margini di una nuova religiosità tecnologica. Ridi e ti sarà dato, sorridi e sarai benvenuto, critica duro e sarai cazziato. Sii squalo, ma con su la dentiera da buontempone.
E noi si è qui, con troppe parole lasciate andare, scatoloni mezzi vuoti e un’auto sfasciata. Il viaggio lo continuiamo, ma a piedi, o in autostop, magari scroccando qualche corsa sui lividi greyhound. Respiriamo, tocchiamo, sentiamo, approfondiamo, tutto a modo nostro. E nostro e basta, senza granierini, mantellini, gigicoghini, pinchipallini. Un modo di fare più vecchio, sicuramente, meno à la page, perché no, ma che sentiamo nostro.
Amen.
:-)
Comment by PseudoTecnico — November 11, 2007 @ 8:40 am
… e applausi a scena aperta.
Comment by radiowaves — November 11, 2007 @ 9:09 am
Blogosfera (effetto pagina bianca su scrivener)
Qualche giorno fa una persona mi ha chiesto a bruciapelo: “Cosa ne pensi dei blog ultimamente?” In modo stranamente istintivo ho risposto: “Ultimamente ne ho un po’ piene le balle”.
Passano i giorni e il malessere non si affievolisce, peggior…
Trackback by pseudotecnico:blog — November 11, 2007 @ 11:50 am
sono in prospettiva privilegiata, ho raccolto il meglio se così lo possiamo chiamare, ma il professionalismo reciprolinker è una di quelle attività perigliose, da tenere in periferia… come lo zoo russo in trasferta.
Comment by pinko — November 11, 2007 @ 4:06 pm
“Respiriamo, tocchiamo, sentiamo, approfondiamo, tutto a modo nostro”. E’ anche, da sempre, il “modo mio”. :-*
Comment by Mitì — November 11, 2007 @ 6:45 pm
…ma allora non sono da solo a pensare certe cose! Grazie per il post, davvero.
Volete dire che questo periodo (anche personale) di “vuoto creativo” è anche dovuto a questa mancanza di stimoli?
Comment by sonounprecario — January 2, 2008 @ 12:50 am
Cazzo, sarà senz’altro vero che la blogosfera a volte è autoreferenziale ma ritrovarvi via google, technorati e blogbabel è stata dura. un po, dico poca, di seo , fatela ragazzi. Sto blog è fico, scrivere siete bravi, e andiamo.
Riletterei comunque sul fatto che consirderare autoreferenziale un mondo fatto di 70 milioni di blog può suonare strano. A meno che, dal blog ci si aspetti effettivamente fama e denaro e si patisca della derubricazione. come si fa a rompersi le balle dei blog? magari ci si rompe le balle dei blog che si è letto fino ad oggi ma hai voglia a serendipity. Certo l’immaginario collettivo di qusti tempi è piuttoscto scarso e oscilla tra il reality show e la play station portable quindi se il proprio registro non è ne stile naufrago ne tile manga siete effettivamente messi maluccio. Chi lo legge il gonzo journalism? ma soprattutto chi lo capisce? Chissà. continaute a scrivere comunque che mi piace e mi piacerebbe metter giuù due pezzi anche a me come esercizio di stile. A chiantarsi alla lunga saranno gli altri, tranquilli. vi che ce l’avete una linea andate avanti, qualcuno prima o poi ci inciamperà
Comment by Fabio Masetti — January 4, 2008 @ 12:12 am
Se si può, si risponde ai commenti, abbiamo latitato di questi tempi, e così i nomi Etere e Mescaline non sono comparsi spesso in risposta a chi passa ed è passato di qui. Ce ne scusiamo, e accogliamo ogni voce.
Noi andiamo avanti, certo, e non abbiamo mai avuto intenzione di smettere. Forse il tema, e la generale composizione dell’ultimo post poteva fare pensare ad un addio, un “fuori di qui” e altrove da questi lidi. Eppure, a ben leggere la conclusione, noi il nostro viaggio lo continuiamo, noi restiamo incollati qui.
Il problema, o caratteristica, se vogliamo, è che io e Mescaline non abbiamo scadenze, non ci poniamo troppi paletti, non ci forziamo a buttare giù righe quando non ce la sentiamo. Da ciò deriva l’irrequieta freqeunza di aggiornamento di questo spazio: può passare un’ora, a volte un giorno, in tanti casi passano settimane o mesi.
E’ un angolo dove ci piace scrivere assieme, quando ce la sentiamo, una valvola di sfogo creativo che non vogliamo spremere o strizzare.
E’ vero, Fabio, non ci pubblicizziamo molto, non commentiamo praticamente e latitiamo le iniziative che possono offrire occasioni di scambio e conoscenza. Ciò non significa che non teniamo a questo spazio, né che ignoriamo chi ha la pazienza (e l’indubbio fegato) di leggerci; solo siamo fatti così, un po’ luddisti, un po’ impacciati, dobbiamo ingranare per rientrare nel giro, diciamo.
Noi andiamo avanti, chi avrà la pazienza di non rasarci dal suo feed reader o la costanza di far capolino su questo spazio di tanto in tanto, sono sicuro che tornerà a leggere di noi. Quanto ai nuovi arrivati, faremo in modo che si parli abbastanza dei due Gonzi per attirare almeno una manciata di curiosi.
Che poi, a dirla tutta, anche in “quattro gatti” noi siamo pienamente a nostro agio.
Un saluto, a presto! Just you wait…
Comment by Etere — January 4, 2008 @ 12:35 am
Ah ecco. Ora ricordo. Era qui che si scriveva. E io che continuavo a usare i fazzoletti di seta per fissare le cose. Poi inevitabilmente mi ci soffiavo il naso.
Alcune esperienze sul campo eradicano, annientano, cancellano ogni voglia di credere in questo OltreVerso.
Mi sparo del Popper e torno, neh.
Comment by Mescaline — January 4, 2008 @ 12:00 pm