Etere and Mescaline believe it or not - MACWORLD 2008
«Sì, questa andrà benissimo, la prendo»
«Ma, signore, la trasmissione è da rifare, gli interni sono da ricucire se non da sostituire in più punti, la cappotta è strappata e il finestrino del passeggero è bloccato chiuso, l’idroguida è completamente da rigenerare e l’impianto elettrico… Al diavolo, per solo un paio di migliaia di dollari in più le posso offrire una…»
«Non me ne frega una mazza pachistana, bello mio. Apprezzo l’interessamento rapace nel disperato tentativo di spillarmi denaro offrendomi una vettura più appariscente ma, sotto sotto, meno curata. È il tuo mestiere, lo stai facendo quasi bene, credimi. Ma questa andrà benissimo, ho deciso.»
«Va bene, va bene, che diavolo, la vita è la sua…»
Sollevato il cofano, lo spettacolo non poteva che essere migliore; mi trovavo davanti a uno dei peggio tenuti pezzi di ferraglia d’antiquariato americano che il mondo dell’usato potesse offrire. La carretta cadeva letteralmente a pezzi, fortunatamente il motore, aspirato, potenziato, con carburatore da corsa e ingranaggi da competizione, era in buono stato. Se fossimo sopravvissuti alla prima curva, se lo sterzo non ci avesse abbandonato alla prima sterzata brusca, questa vettura malconcia sarebbe diventata il nuovo Squalo, con tutti gli onori del caso.
Sganciai gli ultimi risparmi e il frutto di piccoli guadagni e afferrai le chiavi dal non troppo felice venditore; il bastardo era rimasto a bocca quasi asciutta, in più beffato dalla mia insistenza nel volermi accaparrare questa bestiola abbandonata e ferita. Venni poi a sapere che, oltre a ciò, il quarantenne dai capelli leccati e l’orlo fatto di fresco ai pantaloni lisi aveva scommesso mezzo stipendio con il suo principale, sostenendo che nessuno, nessuno davvero sarebbe stato abbastanza coglione da sborsare qualche mazzetta di grana per portarsi a casa un simile rudere.
Aveva perso. Mai sottovalutare l’attaccamento emotivo per oggetti dal grande Passato.
Sì, eravamo sulla strada, ancora una volta. Ci eravamo ritrovati ed eravamo ripartiti.
Ripartiti col botto, figurativamente ed effettivamente, sia per l’esplosione polverosa dello scarico dello Squalo, sia per l’evento con cui avevamo deciso di inaugurare questo sanguinoso e giornalisticamente violento anno del vostro signore: stavamo puntando i nostri nasi nella direzione del Moscone Center di San Francisco.
Sì, per seguire in diretta l’Evento, il sancta sanctorum geek con cui si inaugura il 2008: Macworld, compreso il keynote di Steve Jobs.
Mescaline aveva sfruttato gli agganci giusti, ancora una volta, ed evidentemente aveva indossato l’intimo più adatto per traviare chi potesse farci avere accesso esclusivo e illimitato alla sala congressi.
Quando qui sarà mattina, sulla Costa Ovest, nel regno dell’onda lisergica e psichedelica degli Anni ‘60, l’arca di noé di una generazione di sballati, svitati, sregolati e liberi americani ormai estinti o morsi dalla vendicativa calvizie, Etere e Mescaline saranno seduti tra infoiati ed arrapati ominidi appassionati della candida Mela, e riporteranno per voi, live, ciò che il guru, il Gates buono, l’infallibile bastardo Jobs avrà da dire sulle importanti novità della sua compagnia.
Ricapitoliamo: Gonzo live bloggin’ del Macworld 2008 di San Francisco. Steve Jobs come non lo avete mai letto, solo qui, alle 18:00, ora vaticana, per dio!
Preparatevi a fare furiosamente il refresh della nostra pagina. Spread the word, eat the hype.
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