E allora, cosa vi devo dire?
Lascio aperto il finestrino, mentre camme, pistoni e cilindri fanno il loro lavoro. Stanotte non c’è nessuno sulla strada, è tutto così tranquillo che potrebbe fare impressione.

Ancora qualche sputo di neve, coriaceo, se ne sta fermo ai bordi dell’asfalto, pezzando il poco paesaggio visibile mentre lo attraversiamo a ritmo regolare.
Il Piccolo Squalo va, con Mescaline indifesa addormentata sul sedile posteriore, in lungo. Non c’è niente da fare, nulla di che, se non guidare. E guidare.
L’essenza del viaggio è sempre ciò che si frappone tra il muso del tuo mezzo e il traguardo che ti sei prefissato; godere più a lungo è levare i pioli di quel traguardo, strappare le puntine dalla carta geografica e viaggiare senza posa alcuna, con la bussola impazzita ad indicarti ciecamente una direzione.

Sto improvvisando, sono jazz. Metto assieme parole in testa, che si trascrivono autonomamente sulla condensa fioca del parabrezza, senza un indirizzo definito a cui verranno recapitate. The girl from Ipanema suona, si scioglie dagli altoparlanti e si intrufola senza forza, come olio, nell’abitacolo.

Abbiamo il bagagliaio carico di festoni rubati dagli ultimi lampioni dimenticati durante le festività, e abbiamo scatole con striscioni stropicciati e candeggiati, pronti per essere scritti e appesi. Perché ci siamo quasi, e sarà una cosa da fissare.
Detto da uno come me può davvero suonare strano, uno che cerca di togliere tutti i punti fermi e i limiti, per correre più veloce, per saltare sempre più in alto, anche se spesso capita mentre nessuno sta guardando.

Ragionavo, intanto, su alcuni fumettazzi trovati su un paio di blog: sono lì, abbandonati e macchiati sul sedile del passeggero; la cintura non ve la metto, che non mi piacete, quindi spero che alla prossima frenata brusca, alla prossima lepre o cervo rincoglionito che decida di fiondarsi davanti alla macchina, vi spetasciate contro il parabrezza, spargendo il vostro inchiostro inutile sul cruscotto, finendo la vostra mediocre esistenza.

O chissenefrega, sto diventando veramente arrogante con la concorrenza, e un po’ mi piace. E’ la determinazione che per una volta riesco ad imbrigliare verso uno scopo ultimo. Incattivirsi per essere più bravi, per far crescere una nuova gentilezza. Possibile? Senza diventare patetici voltafaccia, senza gettare l’anima per ottenerne una nuova e sterilizzata.